Cenni storici

di David Sichel

Il castello di Salorno (Haderburg), sorge a 125 metri sopra il paese, su alti coni rocciosi paralleli e di altezza leggermente differente, collegati tra loro da strettoie e camminamenti.

Sovrasta il paese sul lato sinistro della valle, in prossimità della Chiusa; una posizione strategica, nonostante l'inospitalità del luogo. Della sua storia si hanno pochi dati certi, anche se la particolare posizione ha fatto collegare ad esso alcuni degli eventi più significativi della storia altoatesina riconducibili a questo tratto di valle.

La prima presenza storica della zona risale all'epoca longobarda, ma è da supporre che il luogo ove sorse il castello medievale sia servito da rifugio sin dalla preistoria: un castelliere cioè, con funzione esclusivamente difensiva, come i vicini Castion e Monreale.

Gli attori della complicata vicenda storica del castello di Salorno sono essenzialmente i conti di Appiano, il vescovato di Trento, i conti di Tirolo, ed i ministeriali Nobili di Salurno (il casato di Ruprecht), ed i Graland. Il feudo salornese si avvicinerà all'area d'influenza ora di uno ora dell'altro dei feudi confinanti. Non sempre, tuttavia le reali posizioni di potere sono chiare: il vuoto documentario, completa le già intricate vicende proprietarie.

Il castello viene menzionato la prima volta nel 1053 dal monaco benedettino Gotschalcus il quale ritornando da Verona con le reliquie di Santa Anastasia, si trovò a passare attraverso la semita Karoli (oggi meglio conosciuta come 'sentiero del Dürer').

secoli XII - XIII

Fra il XII e il XIII secolo: si tratta di una costruzione assai modesta, corrispondente all'attuale mastio e alla prima cerchia di mura entrambi costruiti in porfido, che dovette essere trasportato appositamente dalle cave lontane con evidente dispendio di denaro, un materiale molto stimato in questi secoli conteso successivamente dal granito. A questa fase corrispondono anche il primo ricetto ed i resti di cinque locali dell'abitazione.

secolo XIV

Notevoli opere vennero effettuate nel XIV secolo: nella "res gesta", del goriziano conte Enrico (1307-1335), troviamo la presenza di un certo Niger de Tridente impegnato nei lavori di rinnovamento del castello: "teguli, tignellis Trabibus und Flechkis" (Flekchis, Flecken, Bretter=assi), ed è attestata nel 1339, in merito a dei lavori sull'edificio, la presenza di un certo Georgius de Vilanders, ma soprattutto nel 1349, a seguito delle lotte del Brandeburgo, il castello venne affidato alla famiglia dei Bosch, per la ricostruzione.

A questo periodo sono da attribuire l'ampliamento dell'abitazione fino all'orlo della montagna con l'inserimento di un sesto locale inserito in un piano ribassato di circa 3 metri. A nord, il parapetto merlato venne rialzato. Il lato sud, verso il monte, venne munito di una piatta merlatura, provvista degli opportuni fori per l'inserimento degli eventuali ponti sospesi e, come antemurale, sullo spiazzo sottostante venne inserito il secondo ricetto.

secolo XVI

Nel 1504 il governo di Innsbruck, sotto il regno dell'imperatore Massimiliano I, incaricò Wolfgang von Lichtenstein, amministratore in Caldaro, e Michael Reuß, di eseguire un sopralluogo sullo stato di conservazione del castello, in vista del più generale progetto di fortificazione delle fortezze alpine, in previsione dei contrasti con Venezia.

È in questo contesto che si inserisce la terza e ultima fase costruttiva. Gli interventi furono notevoli, ma la tecnica muraria, sia per l'esigenza di finire al più presto, sia per la scarsità dei fondi disponibili, fu scadente anche in rapporto alla tecnica trecentesca: mura prive delle tracce di malta tra le fughe, costituite di piccole pietre calcaree collocate in modo assai irregolare.

L'introduzione delle armi da fuoco ha provocato un po' ovunque l'abbassamento delle torri, e di conseguenza, il mastio, perdendo la sua funzione strategica, veniva sostituito da torrette più basse, più difficili da colpire. I muri accanto alla torre vennero rialzati all'altezza di 8,30 metri. Nel secondo ricetto vennero inseriti agli spigoli una torre angolare munita di diverse feritoie ed una circolare, munita anch'essa di feritoie. I portoni vennero rafforzati da due strutture angolari, quasi torrette, l'una quadrilatera, l'altra a sperone, così da ottenere un passaggio a strettoia. Questi furono solo alcune delle modifiche.

I lavori cinquecenteschi si preoccupavano anzitutto di poter far fronte ad eventuali attacchi dalla parte del monte (a sud). In questo contesto venne costruita la seconda parte del castello. Questa parte aggiunta non venne mai destinata a scopo abitativo, ma solo come terreno di manovra. Essa sorge sul cono di roccia parallelo a quello più antico, si compone di un insieme di mura cintate e bassi torri che circondano e proteggono una zona di circa 1600 mq. Probabilmente la fortificazione non avrebbe mai retto ad un assalto con armi da fuoco, poichè venne lasciato troppo spazio ad una certa faciloneria e ad un eccessivo ricorso ad espedienti obsoleti, comunque non ebbe mai modo di superare la prova: dopo queste modifiche, il castello non venne mai coinvolto in fatti d'arme.

Il castello superbo e a un tempo ben fortificato, che già all'inizio del XVII secolo cominciava ad andare in rovina, fu definitivamente degradato a oggetto di transazioni dei principi. Il duca Ferdinando Carlo d'Asburgo vendette nell'anno 1648, fra gli altri beni, la signoria di Salorno alla ricca famiglia patrizia veneziana degli Zanobio, che un anno dopo fu innalzata al rango ereditario dei conti austriaci, nonostante le veementi opposizioni del nobile cancelliere dei Tirolo Wilhelm Biener. I discendenti di questa famiglia, i conti Zanobio-Albrizi, sono tutt'ora i proprietari del castello.

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